Ho svolto un corso, nell’ambito della formazione continua in medicina, relativo alla Varianza di Genere. E’ stato molto interessante e tenuto da persone competenti, in particolar modo mi è piaciuto l’approccio del Dr. Prunas di Milano. La varianza di genere è un tema ampiamente dibattuto e purtroppo sempre più spesso inserito in discussioni di tipo politico-ideologico piuttosto che scientifico. I disagi relativi alla convivenza con il proprio corpo o con elementi di esso al giorno d’oggi, secondo gli studiosi, non è in aumento, è semplicemente espresso con maggiore consapevolezza di un tempo, in particolar modo dagli adolescenti e dai giovani. I manuali di psicopatologia non considerano più da parecchi anni l’orientamento sessuale non eterosessuale come un’anomalia. Ciò che invece viene considerato un disturbo del quale prendersi cura, per il forte disagio ad esso associato, non certo per un giudizio morale, è la disforia di genere, ovvero la condizione di persistente sofferenza clinicamente rilevante causata dall’incongruenza tra l’identità di genere percepita interiormente e l’identità biologica assegnata alla nascita. Questo disturbo è spesso associato a sintomi depressivi, sintomi ansiosi e una maggiore tendenza all’autolesionismo e al tentativo di suicidio. Non si tratta necessariamente di una tendenza omosessuale netta, ma esiste un continuum di percezioni e vissuti altamente soggettivi che portano alla ricerca di un rimodellamento della propria identità corporea, passando anche dalla necessità di apportare delle modifiche alle caratteristiche secondarie (peluria, tono della voce, capelli, barba) o primarie (organi sessuali, seno) del corpo stesso. La medicina offre, in questo senso, un aiuto attraverso la terapia bloccante della pubertà (reversibile), la terapia di affermazione di genere, attraverso l’utilizzo di ormoni (parzialmente reversibile) per appropriarsi di caratteri sessuali più appropriati pre sè stessi, e la terapia chirurga di riassegnazione di genere (irreversibile), garantiti dal servizio sanitario nazionale, ma solo dopo aver ottenuto l’approvazione del Tribunale competente. Anche la riassegnazione di genere anagrafica (con o senza intervento medico sull’anatomia corporea) richiede il parere favorevole del Tribunale, tuttavia si sta diffondendo in scuole e aziende l’utilizzo della Carriera Alias, un protocollo che prevede la possibilità di registrarsi all’interno dell’ente con un nome che corrisponda alla propria identità di genere anche se diverso da quello anagrafico.
Anche il dibattito sulle condizioni Intersex è molto interessante. Si tratta di situazioni nelle quali si nasce con un corredo cromosomico e un apparato sessuale che non corrispondono nè totalmente a quello femminile nè totalmente a quello maschile. Un tempo, e a volte tuttora, si interveniva chirurgicamente anche in tenerissima età, sulla persona per fare in modo che prevalessero le caratteristiche di uno dei due sessi binari. Medici e psicologici sempre più sostengono il bisogno di non intervenire così precocemente, lasciando che l’individuo assuma consapevolezza negli anni della propria situazione e decida egli stesso di cosa ha necessità per stare bene.
Quello che abbiamo imparato nei secoli, è che le discipline che si occupano della salute dovrebbero concentrarsi sul benessere della persona, sulla cura della sofferenza, in ogni sua forma e non sull’imposizione di quello che viene considerata “normalità” e sull’omologazione. L’intervento di cura deve essere sempre più cucito su misura del singolo individuo e basato sulla fiducia nelle capacità di autodeterminazione anche dei più giovani.
